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I consigli della Biblioteca del Confine sull’Afghanistan

Le segnalazioni di Alessandro Coerezza della nostra Biblioteca del Confine per conoscere meglio l’Afghanistan.

La Casa della Carità ha avviato un progetto di ospitalità di alcuni nuclei familiari evacuati nelle scorse settimane dall’Afghanistan, a seguito del ritorno al potere dei talebani.

Ci teniamo molto che questa esperienza di accoglienza sia accompagnata anche da un impegno culturale.

Per questo, vi proponiamo i consigli della nostra Biblioteca del Confine, curati da Alessandro Coerezza che ha selezionato poesie, racconti, romanzi, ma anche due podcast, film e documentari e alcune proposte musicali, per conoscere meglio l’Afghanistan.

I CONSIGLI DI LETTURA

Le poesie di Nadia Anjuman

Stefania, volontaria della Biblioteca del Confine, legge alcune poesie di Nadia Anjuman.

Nadia Anjuman è stata una poetessa afgana, tra le più apprezzate del periodo in cui ha vissuto. Nata a Herat nel 1980 è stata costretta ad abbandonare gli studi formali in seguito alla conquista della città da parte dei talebani. Continuò a studiare letteratura clandestinamente, frequentando la scuola “Ago d’oro”, un circolo di cucito dove si tenevano in segreto lezioni rivolte alle donne, a cui era proibito frequentare i corsi apertamente.

Dopo la caduta del regime si è laureata in letteratura all’università di Herat, e ha pubblicato due raccolte di poesie, ben accolte dal pubblico in Afghanistan e Iran: Gule Dudi (2002) e Yek sàbad délhore (2005).

È morta nel 2005 dopo essere stata picchiata dal marito, che riteneva un disonore per sé e per la famiglia il fatto che Nadia pubblicasse poesie.

“Tutte le strade sono aperte. Viaggio in Afghanistan 1939-1940”, di Annemarie Schwarzenbach

In un nefasto 1939, lasciandosi alle spalle un’Europa sull’orlo della guerra e l’amore tormentato con Erika Mann, Annemarie Schwarzenbach  prende la via dell’Oriente a bordo di una Ford con l’amica scrittrice Ella Maillart. Due donne sole scoprono l’Afghanistan, un paese ai confini del mondo dove il tempo è rarefatto e brevi tragitti diventano peregrinazioni di giorni interi. Annemarie racconta quello che vede e sente in un quaderno di viaggio che lascia stupiti per la sua incredibile modernità: quei paesaggi scomparsi, distrutti dalle recenti guerre, dilaniati dalle tensioni etniche, attraverso le parole di Annemarie si mostrano ancora nella loro purezza, in un riverbero di colori polverosi, sguardi profondi, voci lontane. Tutte le strade sono aperte. Viaggio in Afghanistan 1939-1940 è pubblicato da Il Saggiatore (2015).

“Afghanistan: trent’anni dopo”, di Valerio Pellizzari

Due armate speculari, eppure diversissime, hanno invaso l’Afghanistan negli ultimi quarant’anni: quella sovietica e quella americana. Hanno seguito tattiche diverse, usato armi differenti eppure entrambe le spedizioni si sono rivelate fallimentari. Di più: hanno incentivato il supporto locale per quei gruppi armati islamisti contro cui erano andate a combattere. Afghanistan: trent’anni dopo (Laterza, 2015) è il racconto di Valerio Pellizzari, inviato in Afghanistan fin dal 1974.

“Il segreto del mio turbante”, di Nadia Ghulam e Agnès Rotger

La vita della piccola Nadia scorre felice tra i banchi di scuola e i giochi all’aria aperta: Kabul le appare gioiosa e sempre in festa, con la musica che rallegra le strade e gli aquiloni che colorano il cielo. Ma quando scoppia la guerra civile, la sua famiglia precipita nell’orrore: una bomba distrugge la loro abitazione e la vita di Nadia ne è segnata per sempre. A soli otto anni rimane gravemente ustionata, l’amato fratello Zelmai viene ucciso e il padre, reso pazzo dal dolore, diventa incapace di sostenere i suoi cari. Nel Paese dei talebani, che escludono le donne dalla società, una famiglia senza un uomo non può sopravvivere. È allora che Nadia prende l’unica decisione che può cambiare il tragico destino che la attende: nasconde i capelli sotto un turbante, si fascia il petto, indossa abiti maschili e si fa chiamare con il nome del fratello morto.

Il segreto del mio turbante è stato pubblicato da Sperling & Kupfer nel 2012.

“Terra e cenere”, di Atiq Rahimi

Torino: Einaudi, 2010.

Terra e cenere (Einaudi, 2010) si svolge nei dintorni della città di Polkhomrí, in Afghanistan, negli anni dell’occupazione sovietica. Lo scenario è un paesaggio fisico e umano ridotto all’osso, rocce arroventate dal sole, arbusti riarsi, un ponte sopra un fiume in secca, un guardiano addormentato nella sua guardiola, un negoziante filosofo nel suo bugigattolo. I protagonisti sono un vecchio e un bambino seduti sul ciglio della strada ad aspettare un camion. Cercano un passaggio per raggiungere la miniera dove lavora Moràd, figlio del vecchio, padre del bambino. La polvere che sporca, soffoca e nasconde quest’angolo desolato del pianeta non può cancellare l’angoscia del vecchio, né far tacere gli interrogativi del bambino. Il vecchio teme che Moràd gli chieda la ragione della visita fuori programma. Teme che il bambino si metta a urlare che i russi hanno rubato i suoni del mondo e che la gente ha perso la parola e le cose non fanno più rumore.

“Perché sei venuto Dastghír?” chiederà Moràd. E Dastghír dovrà raccontare la verità, se vuole essere un uomo, se vuole che Moràd continui a essere uomo.

“Lettere alle mie figlie”, di Fawzia Koofi

Diciannovesima di ventitré figli, appena nata Fawzia viene abbandonata dalla madre sotto il cocente sole afgano, perché muoia. Ma lei sopravvive, e quell’attaccamento alla vita, quella forza di volontà saranno la bussola di tutta la sua esistenza. Nell’Afghanistan dei talebani si impegna clandestinamente in politica, seguendo le orme del padre, ucciso anni prima dai mujaheddin. Oggi è una politica e attivista per i diritti delle donne e dei bambini. Impegno che l’ha resa famosa in tutto il mondo.

Nell’estate del 2021, quando Kabul è stata presa dai talebani, è stata messa agli arresti domiciliari dai talebani, riuscendo poi a lasciare il Paese con le due figlie e raggiungendo Doha.

Lettere alle mie figlie è stato pubblicato nel 2011 da Sperling & Kupfer.

“Burka!”, di Simona Bassano Di Tufillo e Jamila Mujahed

Un’autrice di fumetti italiana e una giornalista afgana da anni impegnata nella difesa dei diritti delle donne: dal loro confronto nasce un contributo spiritoso e tagliente alla descrizione della vita quotidiana a Kabul durante il governo dei mujaheddin e la presa del potere dei Talebani. Lontano da retorica, forte dell’immediatezza delle immagini e del racconto in presa diretta, il libro – che ha ricevuto il patrocinio di Amnesty International – è una denuncia ironica e amara dei soprusi cui tante donne musulmane sono soggette.

Burka! è stato pubblicato da Donzelli nel 2007.

Film e documentari

“Baradar”, di Beppe Tufarulo

Quando sono costretti a separarsi, Ali, un bambino di 10 anni, e suo fratello Mohammed, 18 anni, sono già in viaggio da molto tempo. Tre anni prima, una bomba ha distrutto la loro casa a Kabul e ucciso i loro genitori, costringendoli a scappare.

Baradar ha vinto il premio del pubblico e il premio della “Giuria giovani” al SOUQ Film Festival 2019, il concorso cinematografico promosso dal Centro Studi SOUQ della Casa della Carità.

Baradar, Italia, 2019, drammatico, 15 min.
Interpreti: Nawid Sharifi, Danosh Sharifi

“Sembra mio figlio”, di Costanza Quatriglio

Sfuggito alle persecuzioni in Afghanistan quando era ancora bambino, Ismail vive in Europa con il fratello Hassan. Quando Ismail riesce a trovare un contatto telefonico con sua madre, che però non lo riconosce, decide di partire e di tornare in Pakistan di persona per parlarle. Dovrà fare i conti con l’insensatezza della guerra e la crudele persecuzione del suo popolo, il popolo Hazara.

Sembra mio figlio, Italia, Belgio, Croazia, Iran, 2018, drammatico, 98 min.
Interpreti: Basir Ahang, Dawood Yousefi, Tihana Lazovic

“Jung – Nella terra dei Mujaheddin”, di Alberto Vendemmiati, Fabrizio Lazzaretti

Documentario girato tra il febbraio 1999 e la primavera del 2000 in Afghanistan, in occasione del viaggio che portò Gino Strada con Ettore Mo, inviato speciale del Corriere della Sera, alla costruzione del primo presidio sanitario per i feriti della guerra ad Anabah. È un tributo per ricordare lo straordinario lavoro umanitario di Gino Strada e dell’organizzazione Emergency per le vittime di guerra, da lui fondata insieme alla moglie Teresa, un documento che ci avvicina alle sofferenze degli afgani e a chi in ogni modo è pronto ad alleviare il loro terribile dolore.

Jung – Nella terra dei Mujaheddin, Italia, Afghanistan, 2000, 78 min.
Interpreti: Gino Strada, Ettore Mo, Kate Rowlands, il Popolo dell’Afganistan, lo staff di Emergency

Podcast

“Kabul: cosa è successo e perché”, di Cecilia Sala e Francesca Mannocchi

L’annuncio del ritiro delle truppe americane, il ritorno dei talebani, la resa degli afghani, il rimpatrio dei diplomatici, dei collaboratori e dei giornalisti: tutto è successo in poche ore. Ma perché è avvenuto tutto questo? Che cosa succederà in Afghanistan con il ritorno dei talebani? E chi sono, oggi, i talebani? Cecilia Sala lo ha chiesto alla giornalista Francesca Mannocchi, rientrata da Kabul dopo averne documentato la caduta.

“Guerra in Afghanistan, opinioni a confronto”, di Francesco De Leo

Francesco De Leo su Storia in Podcast ha messo a confronto il generale Mauro Del Vecchio – che dal febbraio 2004 al settembre 2007 ha comandato il Corpo d’Armata di Reazione Rapida italiano della NATO, è stato Comandante delle forze NATO in Afghanistan nell’ambito dell’operazione ISAF dal 2005 al 2006, per poi essere nominato al vertice del Comando operativo di vertice interforze – ed Emanuele Giordana, giornalista, analista, grande conoscitore dell’Afghanistan e attualmente direttore di “Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo”.

Musica

With Love from Kabul Dreams – Kabul dreams 

I Kabul Dreams, la prima rock band afghana, sono nati nel 2008 a Kabul. Formati da un uzbeko, un tagiko e un pashtun, hanno aperto la strada a una scena rock modesta ma in crescita nel paese, che si era ricostruita dopo decenni di guerra. Dopo un primo album in inglese, hanno pubblicato nel 2021 l’EP With Love from Kabul Dreams in lingua dari.

Nastaran – Ensemble Kaboul

L’Ensemble Kaboul è una formazione di musica tradizionale guidata dalla straordinaria voce dell’Ustad Farida Mahwash, la prima cantante ad affrontare il repertorio della musica classica afghana, solitamente riservato agli uomini.

Nel disco Nastaran affronta quindi un repertorio tradizionale reso con una sensibilità moderna e dando spazio a influenze insidane, persiane, arabe e tagiche. 

Tea House Music of Arghanistan

Tea House Music of Arghanistan è una compilation pubblicata nel 1977 dell’etichetta di world music Folkways Records. Raccoglie registrazioni di musica tradizionale afghana in pashtun e dari, ricreando l’atmosfera delle case da tè, che erano il centro della socialità, degli affari ma anche della musica e dell’intrattenimento.

[In copertina: una famiglia afghana, accolta durante il progetto di ospitalità dei profughi realizzato nel 2016 dalla Casa della Carità in collaborazione con la parrocchia e l’oratorio di Bruzzano. Foto: Francesco Falciola]


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