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La storia di Andrej ospite delle docce

La storia di Andrej ospite delle docce

Il servizio Docce e Guardaroba è uno tra i più utilizzati dalle persone senza dimora che frequentano la Casa della Carità.

Una di queste è Andrej, un ragazzo rumeno di 36 anni, ma con lo sguardo e il sorriso di un bambino.

Lo abbiamo incontrato durante una delle uscite serali della nostra Unità mobile “Strade nuove” e i nostri volontari l’hanno invitato a venire in via Brambilla per fare una doccia, prendere abiti puliti e passare un po’ di tempo al caldo e in compagnia. 

Però Andrej era diffidente. «Preferisco stare per strada, perché non devo rendere conto a nessuno», diceva.

Ma quel giorno stava davvero male, aveva le gambe e i piedi gonfi, non riusciva quasi a camminare. Soffriva molto, non si lavava da diverso tempo e i suoi vestiti erano in pessimo stato. E si è lasciato convincere dai volontari a venire alla Casa.

Quando si è presentato in via Brambilla, gli abbiamo dato subito qualcosa da mangiare. Ha fatto la doccia e la barba e al guardaroba ha scelto degli abiti puliti e una coperta. Poi la nostra dottoressa lo ha visitato e ha prenotato per lui un esame in ospedale.

«Mi ricordo bene quel momento perché, con i suoi abiti puliti in mano, Andrej ha iniziato a sorridere», racconta Ciro Di Guida, responsabile del servizio Docce e Guardaroba.

Da quel giorno, una volta al mese, Andrej è venuto alla Casa per lavarsi e cambiarsi. Tra una doccia, un cambio d’abito e una partita di calcetto, ha iniziato a parlare e ci ha raccontato la sua storia.

Andrej è cresciuto in un orfanotrofio in Romania e di quel posto ha solo brutti ricordi... miseria, botte, regole rigide e abbiamo capito perché non voleva venire alla Casa della Carità: i centri di accoglienza lo spaventano e gli ricordano l’orfanotrofio e la sofferenza subita da bambino.  

A 18 anni si è ritrovato per strada, solo e senza niente e così ha deciso di venire in Italia. Tuttavia non parlava né capiva l’italiano e non riusciva a trovare un lavoro. Così è cominciata la sua vita in strada. 

«Da fine febbraio 2020 le nostre docce sono chiuse, perché nello spazio dove erano collocate non potevamo garantire le condizioni di sicurezza che la pandemia richiede. Ma so dove Andrej va a dormire. Così ogni settimana – durante le uscite straordinarie dell’unità mobile che abbiamo avviato con il lockdown – gli portiamo cibo, coperte, vestiti e mi fermo un po’ con lui a parlare. Gli ho promesso che riapriremo presto le docce», racconta ancora Ciro. 

[In apertura: una delle partite di calcetto organizzate per far trascorrere più piacevolmente il momento di attesa della doccia, prima della pandemia. Foto: Marco Garofalo]


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