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Acqua che distrugge, acqua che dà gioia

GLI OSPITI RACCONTANO COSA RAPPRESENTA L’ACQUA PER LORO: GIOCARE A CALCIO SOTTO LA PIOGGIA IN ERITREA, VEDERE UN VILLAGGIO DISTRUTTO DAI MONSONI IN BANGLADESH, PESCARE IN UN GRANDE LAGO DELL’IRAN.

ALCUNI RICORDI dei nostri ospiti LEGATI ALL’ACQUA, raccolti dagli operatori Guido Grittini e Serena Pagani

«Il mio primo ricordo sull’acqua risale all’età di 6 anni quando in Eritrea, contro il volere di mamma e zio, uscii a giocare a calcio sotto una pioggia battente. Tornai a casa fradicio, ma felice».
Tesfay, Eritrea.

«La prima volta che feci da solo la doccia. Avevo 5 anni».
Farooq, Pakistan

«Quando ero piccola, avevo circa 6 anni, mi trovavo a casa con mia mamma ad Asmara e ricordo di essere tornata a casa profondamente assetata. Sono subito corsa in cucina a bere dal rubinetto ed ho provato una bellissima sensazione».
Asmaret, Eritrea.

«Ricordo a nove anni quando con mio zio si andava da Kermanshah a Sarab-e Nilufar a pescare e nuotare nel lago. Era bellissimo».
Sayed, Iran.

«Quando abbiamo fatto un lavoro con i minori sull’elaborazione del viaggio, mi aveva molto colpito il racconto di un ragazzo egiziano che aveva espresso quanto facesse paura la voce del mare di notte, ma che fosse anche lo stesso mare in cui aveva visto i delfini per la prima volta».
Serena Pagani, operatrice.

L’ACQUA PER I RAGAZZI DI CASA FRANCESCO, raccontata dall’operatrice Gaia Lauri

I ragazzi accolti a Casa Francesco hanno esperienze abbastanza negative con l’acqua.

C’è chi ci parla dei monsoni in Bangladesh, che distruggono interi villaggi. E c’è chi racconta del mare e della traversata fatta per arrivare in Italia. 

Fortunatamente, assieme a questi racconti, non possono non tornarci in mente anche bei momenti. Come le gite in piscina d’estate e al lago di Como!

Lo scorso agosto, per esempio, abbiamo convinto i ragazzi ad andare a rinfrescarci un po’ fuori Milano.

Siamo partiti che di acqua ne veniva già giù tanta… insieme ai borbottii dei ragazzi che non erano particolarmente convinti della gita.

Giunti ad Abbadia Lariana, sul versante lecchese del lago, abbiamo atteso che smettesse di piovere riparandoci sotto una tettoia e giocando lunghissime partite a carte. A pioggia finita abbiamo potuto finalmente fare un giro sul lungolago per poi  prendere il battello verso Lecco, dove abbiamo mangiato un boccone e da dove avremmo ripreso il treno verso Milano.

Appena finito di pranzare, però… ecco un sole splendente e riscaldante! Siamo quindi rientrati in treno ad Abbadia Lariana per farci un bel bagno tutti insieme! 

È stata una giornata allegra e spensierata, nonostante il clima iniziale non fosse ottimale e le condizioni non promettessero bene.

Per noi l’acqua è dunque sinonimo di svago, di divertimento, di evasione dalla routine cittadina. Quel potenziale “distruttivo” che l’acqua rappresenta per alcuni nostri giovani ospiti, può anche essere ribaltato, dando una connotazione di allegria e spensieratezza!”


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