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Acqua. 10 anni dal Referendum. Tre Capitoli sulla Mercificazione della Vita

Un testo di Emilio Molinari che anticipa il numero di aprile di SouQuaderni, la rivista del Centro Studi SOUQ, che sarà interamente dedicato al tema dell’acqua

Premessa

Penso da tempo, e come me tanti altri, che il tempo debba dettare la politica.

Il tempo sempre più breve. Quello che abbiamo a disposizione per cambiare prima che il Pianeta si liberi di noi. Il tempo, che si misura in decenni, non più con l’indeterminato termine del futuro: il sol dell’avvenire o il regno di Dio in terra. La lezione ci arriva da chi di Dio se ne intende, Papa Francesco.

Difficile pensare alla politica del tempo breve. Ma chi pensava che i ghiacciai dell’Himalaya decollassero in meno di 50 anni, che la California potesse diventare un arido territorio dopo che intere generazioni l’hanno sognata come il paradiso terrestre? Chi pensava che tutto il mondo si sarebbe fermato per un virus?

Nessuno.

Nessuno ha pensato e temuto un presente in cui la propria vita e quella di miliardi di persone fosse appesa al: chi offre di più per il vaccino salvavita? Praticato dalle multinazionali del farmaco. Ora tutti lo vediamo e lo subiamo. 

I vaccini, governati dai brevetti e dal WTO, sono diventati la politica, la corruzione politica, la lotta per salire sulla scialuppa di salvataggio, la nostra ansia e la nostra rabbia egoistica.

Inaccessibili per miliardi di poveri senza copertura sanitaria. Attesi con ansia da ultraottantenni e malati con difese immunitarie ridotte dalle chemioterapie. La vergogna di vecchi in fila al pomeriggio davanti ai centri vaccinali per raccogliere gli “avanzi della giornata”, come i poveri alla chiusura dell’Orto mercato raccolgono le cassette avanzate. Vaccini… pretesi dagli ordini di avvocati, degli psicologi e professionisti d’ogni tipo e per alcuni da garantire a chi è produttivo. Imboscati e contrabbandati, si spostano verso chi li paga di più.

Pensate all’acqua domani.

La politica muore di privatizzazioni, (sanità, trasporti, ponti che crollano), mentre i media alimentano le più disparate passioni e spesso, anche i più forti movimenti per i diritti civili, restano indifferenti, i vaccini diventano: geopolitica delle multinazionali, guerra commerciale, armi di distruzione di massa

Pensate a Israele che esclude i palestinesi e Gaza dai vaccini e dall’acqua. La gente muore. 

L’accesso ai Vaccini salvavita, l’accesso all’acqua e ai servizi igienici e la CO2 nell’aria, sono la politica, la vita, il lavoro, l’economia, per miliardi di persone e sono il tempo breve a disposizione delle coscienze. 

Una percezione, colta per un momento dalla gente nel lontano 2011, che si è voluto perdere e che va ricostruita.

1° capitolo – A che Punto siamo con l’acqua.

Il 2021 è il decennale del referendum sull’acqua pubblica ed è anche il ventennale del primo Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre. 

Perciò ne parlo ancora, anche se di questi tempi parlare di acqua e di movimenti universali per i diritti umani alla VITA, sembra una cosa da matti. 

La legge di attuazione del referendum sull’acqua pubblica, giace in parlamento da 10 anni ed è difficile trovare una simile violazione delle regole, nel mondo democratico e difficile è anche trovare una così ottusa determinazione privatistica, come quella che anima la politica italiana. 

Eppure pensate: il nostro paese dalla metà degli anni 90 ha privatizzato il 50% delle reti idriche, e il resto è comunque in mano a SPA anche se al 100% in mano pubblica, ma soprattutto ha ancora il 42% di perdite in rete ed è lontano dal livello di investimenti nel servizio idrico, che aveva nel 1985. 

E pensate ancora: il relatore dell’ONU Leo Heller ci parla di 311 situazioni nel mondo che dalla gestione privata del servizio idrico sono tornate a quella pubblica, e che la gestione privata delle reti idriche ha escluso, con l’alto costo delle tariffe, dall’accesso all’acqua molta parte del mondo…i poveri, e alimentato la corruzione politica ovunque. 

Tutto ciò mentre il Rapporto delle Nazioni Unite sulle riserve di acqua dolce nel mondo, suona come un grido, che ci dovrebbe coinvolgere tutti: 

“il nostro pianeta sta vivendo una crisi idrica senza precedenti, un essere umano su 4 non ha accesso a fonti d’acqua sicure, più di un terzo della popolazione mondiale vive senza servizi igienici. 

850 mila vittime all’anno solo per acqua sporca, 400 mila bambini, 1000 vittime al giorno. 

3 miliardi non possono lavarsi le mani regolarmente, 700 milioni defecano all’aperto ed è una delle principali situazioni dove avvengono violenze sulle donne.

Ben 17 paesi nel mondo rischiano di terminare completamente le proprie risorse idriche, in particolare quelle contenute nelle falde acquifere sotterranee. A questo ritmo, entro il 2030, si determineranno oltre 700 milioni di sfollati e rifugiati.”

Ignorato. E guardate al destino che l’Europa riserva all’acqua. L’UE partorisce direttive nelle quali l’acqua continua ad essere: un bene economico e cosa significa la parola “economico”, ce lo mostrano i brevetti e la gestione delle Multinazionali dei vaccini anti Covid. 

Nel termine economico, c’è l’elemento culturale devastante, socialmente ed ecologicamente, C’è il senso epocale e criminale del paradigma: della mercificazione dei beni fondamentali.

Più scarseggia un bene dal quale dipende la vita, più sale la disperazione umana, più sale il suo prezzo, più salgono i profitti e più le disuguaglianze. 

Qui si misura la differenza tra: bene economico e bene comune, che muove la politica al di là delle belle parole “green”. 

La mercificazione va oltre la privatizzazione di un farmaco, di un servizio pubblico locale o l’aumento della tariffa. È il potere economico, nella sua essenza disumana, di dare o privare della vita, con un clic, con un algoritmo. Qualcosa che aggredisce in profondità la cultura dello stare assieme e lascia intravvedere una società nella quale si comincia a sentire il sapore del genocidio e dell’eugenetica.

E permettetemi la sincerità. La cultura ambientalista ufficiale delle grandi organizzazioni ambientaliste, non ci aiuta. (se ben ricordo, tra i Verdi solo Gianni Tamino, nessun dirigente di Legambiente e nel WWF solo il vecchio presidente Fulco Pratesi e sua moglie si impegnarono).  

La cultura ambientalista opera una rottura nel suo pensare alla “cura” della natura. Separa i contenuti ecologici da quelli economici e finisce con il dimenticare la mano “di Dio profitto”, che decreta l’esclusione dalla vita di milioni di persone.

Anche le grandi associazioni per i diritti umani operano una simile rottura: ignorano il diritto all’accesso ai beni fondamentali e guardano ai diritti individuali, o separano l’affermazione di tali diritti, da chi ne detiene la proprietà o la gestione. 

Da qui l’indifferenza sulla necessità di concretizzare la Risoluzione votata dall’ONU conquistata dal movimento nel 2010, che dichiarava l’acqua un diritto umano. 

La risoluzione ONU, come il referendum italiano, è rimasta perciò senza seguito e l’acqua è l’unica grande questione, senza agenzie, protocolli e tribunali internazionali che ne sanciscano la violazione.

Perciò: bisogna ancora parlare di acqua, proprio adesso, con il Covid. 

Mettendo in fila avvenimenti noti e sui quali già il Forum dell’acqua sta raccogliendo numerose firme. 

Wall Street 6 ottobre 2020. Chiedo a tutti di segnarsi questa data. Per la prima volta nella storia, la più grande piazza finanziaria del mondo, ha annunciato la creazione del primo “futures” dell’acqua. Per la precisione si quota l’acqua della California.

La California capite? … Il sogno americano, l’orto dell’occidente, la patria della digitalizzazione, la libertà: gli LGBT e la metafora del disastro idrico. Incredibile.

La California sconvolta da siccità e da incendi devastanti. Assetata, ha “consumato” i fiumi Sacramento e Colorado. A Los Angeles, una delle più grandi metropoli del mondo, dai rubinetti sgorga acqua depurata delle fogne, in un riciclo continuo (acqua green e industriale). Manca l’acqua in California ed è proprio lì, che diventa un titolo derivato.

Che dire? Rubo le parole a Frederick Kaufman della City University di New York che sulla prestigiosa rivista “Nature” scrive: 

“Niente può essere più catastrofico che scommettere sull’acqua… significa che ha un prezzo ovunque venga scambiata”.

E vi aggiunge una sentenza che dovrebbe far riflettere le grandi associazioni ambientaliste: “Demenziali appaiono i discorsi di alcuni ambientalisti, per i quali, mettere un prezzo sull’acqua dolce, può essere la nostra migliore scommessa per salvare l’approvvigionamento del pianeta.” 

Un altro avvenimento. Il Brasile di Bolsonaro.

Come il Cile di Pinochet, scrive Dalida Calisto, del Coordinamento Nazionale del Movimento Dighe (MAP): “…con le recenti leggi (2020) del governo Bolsonaro il grande capitale si sta appropriando delle riserve naturali di acqua e del settore igienico – sanitario del nostro paese.

Le aziende vogliono il diritto di proprietà esclusiva di fiumi e bacini idrografici… come successe in Cile con il golpe del 1973… In caso di siccità, la priorità dell’uso dell’acqua verrebbe data solo a coloro che la utilizzano con maggiore redditività”.

E non mancano gli epigoni in casa nostra. Piemonte 22 Ottobre 2020. 

La Regione mette a gara 67 grandi invasi per: “acquisire nuove entrate e sostenere la politica delle energie rinnovabili … (il 15% in più) …ci saranno investimenti da parte di chi subentra ovvero soggetti privati o misti pubblici – privati”.

Capite? In ballo ci sono 500 grandi dighe. Miliardi di litri di acqua per produrre energia, rifornire i rubinetti, irrigare le compagne…da consegnare alle multiutility, alle multinazionali francesi e da quotare in borsa.

E adesso il Recovery Plan

Se nel nostro paese si ragiona attorno a quanto si agita attorno al Piano Nazionale di Resilienza e Rilancio e al titolo: “Tutela del territorio e della risorsa idrica”, si capisce che i finanziamenti sono ben lontani dall’affrontare la riparazione delle reti e la costruzione di depuratori adeguati, temo di leggervi la “soluzione finale” per l’acqua pubblica. 

Un cappio: E saranno proprio i finanziamenti indirizzati verso le 4 Multiutility Acea, Iren, Hera, A2A e alle multinazionali francesi Veolia e Suez già ben insediate nel nostro paese in Sicilia e Calabria, gestori integrati dei vari servizi: acqua, energia, gas, rifiuti. 

Tutte SPA private al 49% e quotate in borsa. Tutte aziende/istituzione ed espressioni della nuova “governance”: il partenariato pubblico/privato con i suoi manager super pagati.

Sono i soli soggetti gestori riconosciuti, in grado di attrarre investitori e garantire profitti. A loro viene destinata la “torta” dei servizi locali, da spartirsi e contendersi, A loro la “missione” di intervenire nel Sud, (sempre arretrato), non ancora “aziendalizzato e finanziarizzato”. 

In sintesi:  

  • il SUD diventa, per le multiutility, la colonia interna, nel quale praticare water e land grabbing, acqua e terra da conquistare per il loro mercato: dei rubinetti e dei servizi sanitari, degli invasi, del cibo e della terra coltivata, e del territorio da destinare alla produzione elettrica con il fotovoltaico e le pale eoliche e all’elettrolisi dell’acqua;
  • poi, 34 società in house dell’acqua, da far sparire, assorbire e privatizzare definitivamente. (SPA con il 100% delle azioni in mano al comune di Milano e provincia);
  • gli acquedotti di natura pubblica, gestiti dai piccoli comuni (dove spesso stanno le sorgenti) dovranno essere eliminati, nelle discussioni sul piano Colao sono addirittura definiti “realtà senza soggetto gestore”. 

Infine le SPA in house di Milano MM (sindaco di Milano) e quella dell’area metropolitana milanese CAP (presidente dell’area metropolitana sempre sindaco di Milano) si unificano e questo è un bene, ma rischiano sempre di essere isolate in un contesto che spinge verso l’ingresso dei privati e gli appetiti di A2A, della quale sempre il Comune di Milano è uno degli azionisti di maggioranza; 

  • in Toscana si profila la volontà della Regione di sganciarsi da ACEA e SUEZ per dar vita ad una multiutility regionale (pubblica o privata?). E i comuni? La Toscana vuol correre autonomamente all’accesso ai finanziamenti del Recovery?

In realtà, c’è un agitarsi, ma non c’è nessun disegno nazionale di contrasto al dispiegarsi della mercificazione globale, è solo un agire affannoso locale.

Che Fare?

I Comuni sembrano impotenti e consegnano il proprio ruolo alle società per azioni. Sono spariti sulla politica dell’acqua e sono spariti nell’anno della pandemia, dimenticando persino che sono l’autorità sanitaria principale, per i cittadini.

I sindaci dei grandi comuni confondono sempre più il loro ruolo con quello dei manager delle aziende dei servizi…diventano intercambiabili con questi.

Da dove cominciare

Bisogna ricominciare dalla narrazione, dalla “predicazione” del significato profondo e universale dell’acqua e del suo essere Bene comune, minacciato dalla mercificazione. Del diritto umano alla vita. In un mondo dove passioni e mobilitazioni sono dominati dai diritti dell’individualità, il diritto alla salute e all’acqua sono un ribaltamento della attuale cultura democratica liberista. È il trovare il modo di comunicare di nuovo con la gente. 

Poi ci sono obiettivi e campagne universali:

  • pretendendo che venga concretizzata la risoluzione ONU dell’Acqua Diritto Umano, con una Agenzia, un protocollo e un tribunale come l’Aia che ne sancisca le violazioni;
  • chiedendo che il Diritto all’acqua e ai vaccini salva vita sia inserito nelle Costituzioni del mondo.
  • pretendendo che la legislazione europea sia ispirata dal principio dell’acqua bene comune e non economico. Fuori da ogni trattato commerciale e da quotazioni in borsa;

Penso che sul piano nazionale si debba: 

  • continuare con il richiamo al rispetto del referendum del 2011;
  • contrastare il disegno delle 4 multiutility, scuotendo il torpore dei comuni;
  • garantire a tutti il diritto al minimo vitale di acqua gratuito e a carico della fiscalità generale.  Da garantire ai campi rom e ai baraccati e ai morosi., eliminando il ricorso alla chiusura dei rubinetti. 
  • partecipare alla rete delle città blue, con i sindaci che sostengono l’acqua pubblica e ne pubblicizzano l’uso, invitano a non bere acqua minerale, industriale e con relative bottiglie di plastica.

La condizione primaria è di ritrovare il rapporto con la gente, parlare a tutti, ovunque, nei quartieri nelle scuole, nelle parrocchie, nei sindacati e ci pone il problema del linguaggio, della sua trasversalità e unitarietà.

Emilio Molinari, vicepresidente dell’Associazione Laudato si’, è tra i fondatori del movimento dell’acqua in Italia e ha contribuito fattivamente alla riuscita del referendum del 2011.

La versione integrale di questo testo sarà pubblicata sul numero di aprile di SOUQuaderni, la rivista online del Centro Studi SOUQ della Casa della Carità, che sarà totalmente dedicato al tema dell’acqua.


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