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Profughi afghani – donne per le donne

Venerdì 29 ottobre 2021

Felice. Al sicuro. Preoccupata per la mia famiglia. Grata.

Sono le emozioni che le donne afghane ospiti del progetto di accoglienza della Casa della Carità hanno provato quando l’aereo che le ha portate via dall’Afghanistan è atterrato in Italia.

Emozioni, ricordi e racconti che sono stati condivisi venerdì 29 ottobre, nel corso di un incontro tutto al femminile che si è svolto alla Tillanzia, la nostra casa per donne sole e mamme con bambini.

All’incontro hanno partecipato le ospiti afghane, le operatrici e le volontarie della Casa della Carità, oltre che Francesca Corotti e Marica Mainolfi, rispettivamente vicepresidente e coodinatrice territoriale dell’area minori Lombardia della cooperativa Proges, che porta avanti il progetto di accoglienza dei profughi insieme alla nostra Fondazione.

Una tazza di tè, qualche pasticcino e un po’ di musica, con tanto di balli, sono serviti a sciogliere il ghiaccio tra le presenti, che hanno poi cominciato a raccontarsi.

Utilizzando un piccolo escamotage, delle carte da gioco illustrate, le presenti a turno hanno scelto una carta e condiviso i ricordi o le sensazioni che essa suscitava.

E così P., professoressa all’università di Herat, mostrando una carta con rappresentate delle colonne, ha ricordato le lezioni che teneva sull’architettura romana. «Adesso che sono in Italia mi piacerebbe vedere dal vivo queste colonne».

Per S., sorella di P., l’immagine scelta è quella di un pupazzo di neve: «Mi ricorda quando ancora non ero ancora spostata e con mia sorella e i miei genitori facevamo delle gite invernali e c’era la neve. È un momento che mi manca molto».

Z., invece, prendendo una carta raffigurante una donna e una bambina, ha raccontato di quando era incinta di sua figlia, anche lei presente all’incontro. «Quando ero incinta mi vedevo così grossa, eppure quando Z. è nata era così piccola! E aveva pochissimi capelli e io desideravo invece che ne avesse tanti. E oggi è così, ha tanti capelli lunghissimi».

S., l’unica arrivata da sola, senza familiari, sceglie due carte e si spiega in italiano. Una raffigura una notte con uno spicchio molto luminoso di luna: «Penso al mio paese e sono sicura che presto la notte che sta attraversando finirà e arriverà una nuova mattina». L’altra rappresenta una clessidra: «Con questa carta voglio dire che il tempo che abbiamo è prezioso e dobbiamo viverlo al meglio».

A turno, tutte le donne presenti hanno pescato una carta e si sono raccontate.

Dopo questa condivisione, le ospiti afghane hanno risposto ad alcune domande e curiosità delle altre. Si è parlato della condizione della donna nel paese e del ritorno dei talebani, ma anche di cultura, religione e lingua in Afghanistan.

Una mattinata carica di emozioni, che tra risate e qualche lacrima, si è conclusa con un pranzo tutte insieme.


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