Storie

La trap di Lamine racconta la vita dei giovani migranti

Ex ospite della comunità minori della Casa, ha realizzato un video che ha più di 16mila visualizzazioni su Youtube

Sono nato a Telimele, cresciuto in giro per il mondo
Aujourd’hui je suis à Milan, qui è casa mia,
Noi siamo figli della giungla

A scrivere questi versi, rigorosamente su una base trap, è BarryBlack, ex ospite di Casa Francesco, la struttura della Casa della Carità dedicata ai minori stranieri non accompagnati
Il vero nome di questo 20enne della Guinea è Lamine e “Figli della Giungla” è il titolo del suo brano, non il primo a essere scritto e registrato, ma il primo ad avere un video, che ha più di 16.000 visualizzazioni su Youtube.

“Il video è stato girato ad aprile 2019 e la mia idea era di lanciarlo il 13 aprile, perché questa data ha un significato importante per me: è infatti il giorno in cui, nel 2016, sono arrivato in Italia. Purtroppo per motivi tecnici non ce l’abbiamo fatta e il video è uscito il mese successivo”, racconta Lamine che da oltre un anno ha finito il percorso nella comunità minori della Casa e oggi vive in appartamento.  

Chi sono i figli della giungla?

I figli della giungla sono gli africani che vivono in Europa. Noi, che veniamo da un mondo completamente diverso da questo, e ci troviamo in un mondo nuovo in cui dobbiamo cercare di integrarci e imparare tutto da zero. Veniamo dalla giungla e siamo arrivati in città che, se guardi bene e come si vede nel video, è un’altra giungla. Dico anche che siamo i bipolari della giungla. Questo significa che abbiamo i nostri problemi, ma cerchiamo di sorridere sempre e di adattarci in questo ambiente e fare quello che fanno le altre persone che vivono qui, anche se non viene mai visto in modo positivo ma sempre negativo. Sorridere non significa che tutto va bene, ma è l’unico modo per far andare bene le cose.

Come hai iniziato a scrivere canzoni?

È successa una cosa, qualche tempo fa, che mi ha spinto a scrivere. Una mattina mentre stavo andando al lavoro nel periodo in cui facevo lo stage in pasticceria, mi sono seduto in metro vicino ad una signora e lei appena mi ha visto si è alzata ed è andata a sedersi da un’altra parte, con un atteggiamento proprio aggressivo. Questo fatto mi ha dato molto fastidio. Ho pensato: come posso fare a ricordarmi di quello che ho provato in questo momento? Ho preso il telefonino e ho scritto un testo, che è diventato la mia prima canzone “Bella gente” e da quel momento ho continuato a scrivere.

E poi com’è andata?

Poi ho pensato di registrare quel brano, per poter far sentire quello che avevo dentro. Probabilmente quella signora non sentirà la canzone, ma magari la sentirà qualcun altro che la pensa come lei. È l’unico modo che ho trovato per comunicare con chi ha la mente chiusa. Ho pensato che se lo mettevo in una canzone qualcuno lo avrebbe sentito. E poi ho scritto Figli della Jungla.

Scrivere canzoni è solo una passione o ti piacerebbe diventasse un lavoro?

A me piaceva tantissimo giocare a calcio e da piccolo pensavo che da grande sarei diventato come Roberto Carlos. E infatti quando sono arrivato in Italia pensavo di poter fare il calciatore; ho fatto tanti provini ma era una cosa molto lontana dalle mie aspettative e mi sono trovato davanti tanti muri. Allora mi sono fermato e ho deciso di fare altro. Quindi se questa passione diventa un lavoro non è male, ma non è detto che io diventi famoso. Non voglio rimanerci male come per il calcio, quindi ora mi impegno nel lavoro poi se dalle canzoni nascerà qualcosa, vedremo

Lamine Barry Black
Lamine Barry Black

A chi ti sei ispirato?

Principalmente a Tupac, ho sentito le sue canzoni, ho visto cosa ha fatto, mi ha ispirato molto; anche Bob Marley. Entrambi più per i testi che per la musica: racconto quello che vivo, come facevano loro. Altri mi ispirano più per la musica divertente come Future, che è un trapper americano, Laïoung e Ghali che sono italiani.

Come sei arrivato alla Casa della carità?

Sono arrivato a Milano a giugno 2016 dopo essere stato in Sicilia circa 2 mesi; lì non mi trovavo bene, l’accoglienza era brutta. Quindi me ne sono andato per venire a Milano. Conoscevo di fama la città perché sono un tifoso del Milan e poi ne avevo molto sentito parlare. Sono arrivato alla Stazione Centrale e ho dormito una notte in strada. Poi sono stato assistito da alcuni operatori che mi hanno segnalato al pronto intervento del Comune di Milano, che mi ha portato a Casa Francesco, dove sono stato accolto insieme a un mio amico. Ho vissuto lì due anni.

E ora cosa fai? 

Ora abito in zona Romolo, insieme a cinque ragazzi usciti da varie comunità, e sono il coordinatore dell’appartamento. Sono stato sostenuto anch’io e quindi è bello restituire in qualche modo l’aiuto ricevuto. Ho da poco finito di lavorare come gelataio e sto per cominciare a lavorare in una pasticceria. Il lavoro di gelataio mi piaceva, ma non mi trovavo bene a stare al banco vendita. Per questo me ne sono andato, perché vivevo quello che c’è nelle mie canzoni, ho visto i comportamenti della “bella gente”: alcuni clienti, quando entravano e vedevano me dietro al banco, se ne andavano o facevano finta di cercare una cosa che non avevamo per poter uscire subito dal locale. In pasticceria farò produzione, così non mi sentirò in difficoltà. 

Hai pronte altre canzoni?

Ne ho scritte alcune, ma devo ancora pensare ai titoli.

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