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La Settimana dell’acqua perché

La Casa della Carità dedica un’intera settimana, dal 22 al 28 marzo, al tema dell’acqua come bene comune da difendere e valorizzare.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, 
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

San Francesco d’Assisi

L’acqua è connessa al tema della cura e alla cultura dell’accoglienza e dei diritti. La Casa della Carità ne ha esperienza quotidiana. Ed è per questo che, in occasione della Giornata mondiale dell’acqua che si celebra il 22 marzo, la Casa della Carità dedica l’intera settimana al tema dell’acqua come bene pubblico da difendere e valorizzare.

Una buona parte dei nostri ospiti ha raggiunto il nostro Paese attraversando l’acqua del Mar Mediterraneo. L’acqua è ciò che li ha condotti altrove – lontano da guerre, persecuzioni e carestie – e questo altrove, anche per poco tempo, è diventato casa e rifugio presso la nostra struttura. 

Qui la cura comincia spesso dall’acqua, a testimonianza della gratuità e della solidarietà: si offre la possibilità di fare una doccia, si condivide una tazza di tè, ecc… L’acqua non solo determina la sopravvivenza delle persone, ma conferisce anche dignità. Come scrive papa Francesco nella Laudato si’, è proprio a partire dal riconoscimento della dignità umana, che si permette l’esercizio di tutti gli altri diritti umani.  

L’acqua, bene comune essenziale

Per questo l’acqua, risorsa naturale essenziale, è e deve rimanere un bene comune. Diritto e non solo bisogno di ogni essere vivente. Sembra un concetto scontato, eppure oggi questo concetto va difeso e affermato in modo forte e chiaro. Perché c’è chi vuol fare dell’acqua un bene economico da cui trarre profitto, in tempi peraltro in cui la crescente scarsità d’acqua, come ormai scientificamente provato, ne fa aumentare il valore. 

La Casa della Carità offre questa “finestra sull’acqua” dalla quale affacciarci sul mondo, destando l’attenzione su una risorsa vitale che oggi, prima che sia troppo tardi, chiede di essere difesa a gran voce. 

In Italia siamo alla vigilia di un anniversario importante. A giugno saranno trascorsi dieci anni dal referendum sull’acqua, che ha visto la partecipazione di 27 milioni di cittadini italiani che si sono espressi per difendere una gestione pubblica dell’acqua. Una volontà popolare che è rimasta del tutto inascoltata. 

Solo l’anno scorso è avvenuto, senza destare nessuno scalpore, un passaggio pericoloso per la storia dell’umanità: l’acqua è diventata oggetto di investimenti e speculazioni sul mercato finanziario ed è quindi stata quotata in borsa. La sua quotazione al momento riguarderà solo gli approvvigionamenti dello Stato della California, ma ciò non toglie che, in tempi rapidi, potrà diffondersi ovunque. 

Mai come di questi tempi, in piena pandemia, comprendiamo cosa significa il concetto di beni comuni. Il loro accesso libero, garantito e universale crea una condizione di equità fondamentale. E proprio in merito all’acqua ne cogliamo il suo profondo significato, se pensiamo per esempio al gesto di lavarsi le mani, una delle prime raccomandazioni da seguire per evitare il contagio da Covid, gesto che non può essere atteso in diversi Paesi in cui l’acqua corrente non esiste. 

Inoltre oggi a farci comprendere il valore dei beni comuni è qualcosa che sta riguardando tutti e da vicino. Non sono coinvolte solo le persone dei paesi più poveri, ma riguarda gli abitanti del mondo intero, inclusi quelli dei paesi cosiddetti “più avanzati”. Infatti, nell’emergenza posta dalla pandemia stiamo vivendo, sulla nostra pelle, quanto sarebbe opportuno considerare i vaccini anti-Covid un bene comune globale da garantire a tutti, a prescindere dalle possibilità economiche di ciascuno. Ed è proprio qui che viene marcata una differenza sostanziale tra chi considera la salute come un diritto e chi solo come un’opportunità esclusiva. 

Acqua che cura, acqua da curare

In difesa dei beni comuni, la Casa della Carità pone al centro il tema dell’acqua, mettendo in risalto quanto l’acqua curi, ma anche quanto debba essere curata. La sua presenza e la sua diffusione non vanno date per scontate e tanto meno la sua buona qualità. L’accesso all’acqua pulita – come traspare nei rapporti dell’Unicef e dell’Oms – sta diventando un problema generale, comprendendo anche Paesi che finora non ne erano direttamente coinvolti. L’Europa ad esempio conta 57 milioni di persone che non hanno l’acqua in casa e 21 milioni che non hanno ancora accesso ai servizi di base di acqua potabile. Inoltre i cambiamenti climatici stanno di fatto modificando la geografia dell’acqua in molti Paesi, come anche il nostro.

Quando si parla di acqua e della sua tutela significa confrontarsi con una serie di questioni: la gestione delle risorse idriche; la frammentazione delle politiche sull’acqua; i rischi per la salute a causa dell’accesso inadeguato ai servizi igienici; l’esaurirsi delle riserve idriche; l’eccessivo impiego della plastica; l’inquinamento dei fiumi e dei mari e le ripercussioni sulle persone più vulnerabili; i conflitti per il controllo dell’acqua e le migrazioni ambientali; ecc.

Per noi è cruciale riportare la questione dell’acqua ad una dimensione culturale poiché l’acqua plasma il nostro tessuto sociale, le nostre forme di convivenza e le nostre organizzazioni comunitarie. Questo oggi possiamo coglierlo in maniera più lampante se guardiano a popolazioni indigene che con la natura mantengono un legame intimo e un rapporto riverente. Ad esempio questo breve ma intenso percorso dedicato all’acqua ci ha fatto conoscere, grazie a Survival, il popolo dei Moken, un popolo austronesiano semi-nomade per il quale il mare è la prima fonte di vita, ben più importante della terra ferma. Hook Suriyan Katale, un uomo Moken delle isole Surin asserisce: “tutto succede in mare. Non siamo legati a nessuna terra in particolare. Ovunque andiamo, lo facciamo con le nostre barche”.

Sulla scia di questo messaggio che guarda all’acqua come fonte di vita, abbiamo bisogno di riscoprire il suo profondo valore e la sua essenziale importanza affinché si possa tornare, con serenità, ad assumere stili di vita capaci di tutelare la salute delle persone e del pianeta. 

Le foto di questa pagina sono di Simona Sambati, operatrice della Casa della Carità.


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