La Giornata della Terra ci richiama alla conversione ecologica | Casa della Carità
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La Giornata della Terra ci richiama alla conversione ecologica

Una riflessione del nostro presidente don Virginio Colmegna, in occasione della Giornata della Terra del 22 aprile

Il 22 aprile si celebra in tutto il mondo la Giornata della Terra che, per il secondo anno, cade in piena pandemia da Covid-19. E questo non può che portarci a qualche riflessione.

Lo scorso anno, quando tutto è iniziato, ci siamo ripetuti continuamente che niente sarebbe stato più come prima. Eppure, si continuano a distruggere foreste e boschi per far posto a coltivazioni intensive che impoveriscono i suoli. Milioni di ettari di terra fertile nei paesi emergenti vengono “scippati” dalle multinazionali a danno delle comunità locali. E chi si impegna in difesa dell’ambiente, come molti attivisti indigeni, subisce minacce e violenze, spesso rimettendoci la vita.

Nonostante la mobilitazione dei giovani in tutto il mondo, nulla o quasi si sta facendo per ridurre le emissioni causa del surriscaldamento globale, che presto renderà invivibili molte zone del pianeta, costringendo milioni di persone a lasciare le proprie terre.

E, pensando alla pandemia, migliaia di persone ogni giorno continuano a morire, perché non hanno accesso a cure e vaccini, dal momento che le case farmaceutiche, la cui attività di ricerca è stata ampiamente finanziata dagli Stati, fanno prevalere interessi aziendali ed economici, trasformando il vaccino in una merce di scambio.

Quello che dovrebbe essere un bene comune globale, disponibile per tutti gli abitanti della Terra, è oggi accessibile solo a chi se lo può permettere, continuando ad aumentare le disuguaglianze tra paesi “ricchi” e paesi “poveri”. Come già successo con l’acqua, che sta subendo un’analoga mercificazione. 

La necessità di una conversione ecologica

Ancora una volta mi richiamo a Papa Francesco e alla Laudato Si’, che al paragrafo 116 dice: “Nella modernità si è verificato un notevole eccesso antropocentrico che, sotto altra veste, oggi continua a minare ogni riferimento a qualcosa di comune e ogni tentativo di rafforzare i legami sociali”.

Siamo allora obbligati a una riflessione importante, che forse non viene ancora avvertita nella sua rilevanza. L’immunità dal virus, per essere efficace e duratura, deve essere “di gregge”, deve quindi riguardare la stragrande maggioranza della popolazione. Detto in altro modo: dalle calamità ci salva insieme, o si perde tutti. 

Se vogliamo che la vita sulla Terra continui, serve una rivoluzione del sistema di governo. Non una “transizione”, ma una vera e propria conversione ecologica. Dobbiamo modificare il nostro modello di sviluppo. E dobbiamo mutare gli stili di vita, individuali e collettivi, per arrestare il degrado che è sotto i nostri occhi.

Un degrado ecologico, certamente, ma che si interseca, come dice sempre la Laudato Si’, con il tema della giustizia sociale. Di fronte al dramma dell’esclusione dei poveri della Terra dai beni necessari per vivere, come il vaccino appunto, non possiamo voltarci dall’altra parte, perché ci riguarda tutti.

L’immagine di apertura è di Fateme Alaie su Unsplash


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