L'emergenza coronavirus per Rom, Sinti e Caminanti | Casa della Carità
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L’emergenza coronavirus per Rom, Sinti e Caminanti

Le misure messe in campo per fronteggiare l’emergenza coronavirus rischiano di emarginare ancora di più chi già viveva in condizioni di esclusione sociale, come Rom, Sinti e Caminanti.

Le comunità di Rom, Sinti e Caminanti in Italia – così come negli altri Paesi d’Europa dove sono presenti – rischiano di essere completamente travolte dall’emergenza coronavirus.

L’ex campo di via San Dionigi a Milano

Le misure messe in campo per fronteggiare l’emergenza sanitaria rischiano di emarginare ancora di più quelle persone che, già prima dell’epidemia, vivevano in condizioni di esclusione sociale.

«I Rom che vivono nei campi regolari sono come confinati dentro e non possono né entrare né uscire. Se anche uno solo si ammala, il rischio è che si ammalino tutti, dal momento che nuclei familiari numerosi vivono in poco spazio, spesso in condizioni igieniche precarie», spiega Donatella De Vito, responsabile Area Emergenze della Casa della Carità.

Oltre che dalla tutela della salute, i bambini Rom che vivono nei campi sono anche esclusi dal diritto all’educazione, perché le famiglie non hanno a disposizione i supporti tecnologici che servirebbero per partecipare all’insegnamento a distanza e nei campi non c’è la connessione a internet.

In condizioni ancor peggiori sono coloro che vivono negli insediamenti irregolari: in questi luoghi mancano le condizioni minime di igiene e non c’è accesso all’acqua potabile e quindi le persone non possono nemmeno lavarsi regolarmente le mani, l’atto che, hanno spiegato gli esperti, è tra i più importanti per impedire il contagio. Sono contesti in cui il diritto alla salute era già precluso e dove l’emergenza rischia di essere un disastro.

Una famiglia di giostrai – Foto: www.santalessandro.org

Ad essere estremamente vulnerabili sono anche quelle persone che da un giorno all’altro hanno perso la loro unica fonte di sostentamento, come i giostrai, che sono fermi, e chi viveva di piccole attività informali, come la raccolta dei metalli, o lavorava in nero.

Il Comune di Milano si sta muovendo con un fondo per le famiglie, ma molte non possono avervi accesso perché non hanno la residenza.

«Le famiglie che vivono in casa o nei centri di accoglienza sono più tutelate, ma anche in questo caso sono economicamente fragili o indigenti e ci si sta quindi muovendo per consegnare loro pacchi alimentari e affiancarli per la domanda di sostegno al reddito. Gli operatori, inoltre, stanno coordinando le attività di didattica a distanza e si sta lavorando per far avere alle famiglie la dotazione e la connessione, per seguire le lezioni», aggiunge Donatella. 

Come sottolineano anche le maggiori ong che si occupano di Rom e Sinti a livello europeo, i governi e le autorità locali devono assicurare a chi vive nei campi e a tutte le altre persone che si trovano in condizioni di marginalità, di ricevere informazioni affidabili sull’epidemia in corso, così come le cure necessarie, materiale educativo e scolastico per i bambini, oltre che il supporto necessario per superare questa emergenza.


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