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Ospitalità residenziale

Ospitalità famiglie in emergenza abitativa

Da sempre, la Casa della Carità si occupa dell’ospitalità di famiglie in emergenza abitativa, a cui viene data la possibilità di una vita diversa.

Le famiglie di cui ci prendiamo cura si trovano in emergenza abitativa a seguito di uno sfratto, perché non possono più sostenere il mutuo o l’affitto, o perché non riescono ad accedere al mercato dell’alloggio o ancora perché vivono in insediamenti formali o informali.

Sono accolte in un Centro di Autonomia Abitativa (CAA), che comprende alcune casette prefabbricate situate all’interno della Casa e al CeAS – Centro Ambrosiano di Solidarietà. Il Centro è convenzionato con il Comune di Milano e realizzato in partnership con il CeAS.

Le famiglie sono accomunate da una situazione di homelessness, ma spesso portano con sé altre problematiche: povertà economica, mancanza di lavoro, marginalità socio-culturale. Al momento dell’accoglienza, con ognuna di loro vengono valutati bisogni, caratteristiche e capacità. Un’équipe multidisciplinare costruisce poi un progetto personalizzato per il raggiungimento dell’autonomia, puntando su: alfabetizzazione degli adulti, formazione o riqualificazione professionale, avviamento al lavoro, tutela dei diritti di salute e cittadinanza.

Al termine del progetto di accoglienza, queste famiglie possono avere accesso all’edilizia residenziale pubblica o ad altre forme di housing sociale, ma anche all’affitto o acquisto di un’abitazione sul mercato privato.

emergenze abitative donne
Un momento di alfabetizzazione con un gruppo di donne Rom

Donne e minori, la chiave dell’inclusione

Un’attenzione particolare è dedicata all’empowerment femminile. L’esperienza maturata in questi anni ha infatti insegnato che le donne sono i principali soggetti da cui partire per il cambiamento e per il miglioramento. In molti casi, sono loro a essere più bisognose di riconoscere le proprie potenzialità e di metterle a frutto.

Un altro focus è sui minori, che sono sostenuti con progetti finalizzati non solo all’inserimento ma al successo scolastico e al proseguimento degli studi. In questo ambito, negli anni sono stati ottenuti risultati notevoli, con ragazzi che sono arrivati anche all’università.

Il lavoro ha cambiato tutto, per me e per i miei figli. Adesso sono contenta, perché le persone mi guardano con rispetto”.

Mariana, ex ospite del Centro di Autonomia Abitativa

Le conseguenze della pandemia sulle famiglie in emergenza abitativa

Il coronavirus sta avendo un impatto fortissimo su tutta la popolazione, ma ancora più devastante è per quelle famiglie che già prima dell’emergenza avevano difficoltà economiche o che vivono in contesti a rischio di emarginazione. 

Con lo scoppio della pandemia, quindi, l’Area Emergenze Abitative sta aiutando decine di famiglie su tutto il territorio di Milano, dal punto di vista del sostegno alimentare e scolastico. Ad esempio con la fornitura di dispositivi per seguire la Didattica a Distanza, la consegna di pacchi spesa contenenti frutta e verdura fresche oltre che scatolame, il monitoraggio e il contenimento delle situazioni a rischio di abusi.

Non si tratta solo di nuclei accolti nel Centro di Autonomia Abitativa, ma anche di famiglie ex ospiti, che a causa del Covid si sono ritrovate in una situazione di emergenza, e altri nuclei in difficoltà che non ricevono altri aiuti.

All’interno del progetto “Piani di Azione Locale” dell’UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, è inoltre nato un gruppo di coordinamento tra diverse associazioni cittadine, per monitorare le famiglie Rom che vivono in insediamenti informali o comunque in situazioni di estrema povertà e offrire loro soprattutto aiuti alimentari.

Il Villaggio Solidale

Il Centro di Autonomia Abitativa e il lavoro con le famiglie in emergenza abitativa nascono dall’esperienza del “Villaggio Solidale”, che la Casa della Carità e il CeAS hanno portato avanti, fin dal 2005, con numerose famiglie rom sgomberate da insediamenti formali e informali. Con queste famiglie, la Fondazione ha sviluppato percorsi personalizzati con l’obiettivo dell’inclusione sociale, economica e abitativa. Oggi, il “Villaggio Solidale” è considerato una buona prassi, da replicare anche in altri contesti.

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