Storie

La storia di Oksana, tra Ucraina e Italia

Vi raccontiamo la storia di Oksana, una donna ucraina di 45 anni che dal 2020 lavora alla Casa della Carità

Oksana ha 45 anni ed è ucraina. Non è una delle 40 ospiti del progetto di accoglienza dei profughi in fuga dalla guerra. In Italia ci è arrivata nel 2006 ed è una collaboratrice della Casa della Carità, dove lavora dal 2020, occupandosi delle pulizie.

Appena è scoppiata la guerra, non abbiamo potuto fare a meno di vedere la sua preoccupazione per quanto stava succedendo nel Paese, dove ancora vive la sua famiglia.

Le abbiamo chiesto di raccontarci la sua storia e di condividere i suoi sentimenti sulla guerra in Ucraina.

Un’infanzia difficile

Oksana è nata a Mohyliv-Podil’s Kyj, vicino al fiume Dnestr, in una zona agricola dell’Ucraina al confine con la Moldavia.

Qui, viveva in una piccola casa rurale con la mamma, la nonna, 3 fratelli e 2 sorelle. Il padre aveva abbandonato la famiglia e la loro vita era molto misera: non sempre avevano cibo sufficiente per riuscire a mangiare tutti i giorni e dormivano con i materassi buttati per terra perché non c’era abbastanza spazio per tutti. 

«Avevamo pochissimi vestiti e un unico paio di scarpe: qualsiasi numero fosse, lo usavamo tutti, fratelli e sorelle a turno, a seconda di chi quel giorno doveva uscire di casa», racconta. 

Dopo alcuni mesi dall’inizio degli studi, Oksana è costretta a lasciare la scuola. Vedendola arrivare trascurata, con i vestiti sporchi, le scarpe vecchie e rotte e senza i beni essenziali per lo studio, le maestre e il preside dell’Istituto hanno infatti consigliato alla mamma di Oksana di inserirla in una sorta di collegio, dove gli orfani e i bambini più poveri potevano frequentare la scuola e dormire nello stesso luogo.

Oksana inizia allora a frequentare il collegio, tornando dalla famiglia solo nel fine settimana e dopo un lungo viaggio a piedi. Mentre era a casa andava nel bosco a raccogliere funghi ed erbe da rivendere al mercato, per fare qualche soldo da lasciare a casa. 

Oksana diventa mamma, ma si ritrova sola

Finita la scuola, Oksana inizia a lavorare al confine con la Moldavia, dove andava a piedi a recuperare frutta e verdura da rivendere in Ucraina. È questo il periodo in cui conosce e si innamora di un ragazzo, che la porta a vivere con sé, insieme alla madre di lui. 

Dopo qualche mese di convivenza, Oksana rimane incinta e per questo viene cacciata di casa dalla suocera. 

Oksana
Oksana alla Casa della Carità

Oksana si ritrova sola ma, viste le condizioni difficili in cui vivevano la madre con i fratelli e le sorelle, decide di non tornare a casa, per non metterli ancora più in difficoltà. Così, quando nasce la piccola Hanna, Oksana non ha nessuno accanto, nemmeno il padre della bambina, che non se ne vuole occupare.

«Quando sono uscita dall’ospedale ho fatto molta strada a piedi. Non sapevo dove andare e come fare, perché non volevo essere un peso per la mia famiglia. Per due notti ho dormito in una baracca dentro ad un cimitero insieme alla bambina, poi una donna ci ha viste e ci ha aiutate, accogliendoci a casa sua», ricorda.

L’arrivo in Italia, tra discese e risalite

Insieme alla donna che la ospita, Oksana resta per un po’ di tempo, trovando anche un lavoro nella cucina di una locanda al confine, dove camionisti e trasportatori si fermavano per pranzare. Ed è qui che incontra Ivan, un trasportatore che partiva dall’est e arrivava in Italia, che le propone di accompagnarla in Italia, dove avrebbe potuto trovare lavoro come badante, grazie alle sue conoscenze.

Oksana è felice di questa proposta, ma allo stesso tempo angosciata, perché avrebbe dovuto lasciare la sua bambina in Ucraina. Sa che è una scelta difficile, ma che è anche l’unico modo per permettere alla sua piccola di avere una vita migliore della sua.

Così, affidata la piccola Hanna alla nonna, Oksana parte con Ivan e il suo camion per l’Italia, direzione Milano, dove è accolta da alcune connazionali avvisate da Ivan del suo arrivo. 

In poco tempo, grazie all’aiuto di queste donne che l’hanno accolta nella loro piccola casa, e che già avevano vissuto la sua esperienza, Oksana trova lavoro come badante e colf presso un’anziana signora.

Con il tempo poi impara l’italiano, si inserisce e riesce a mandare del denaro a sua madre e alla sua Hanna. E poi la gioia più grande: dopo aver avuto il permesso di soggiorno, ottiene il ricongiungimento famigliare e riesce a far arrivare Hanna a Milano. Mamma e figlia, finalmente sono di nuovo insieme.

E le cose sembrano girare per il verso giusto: Oksana trova lavoro in una pasticceria, prende in affitto una piccola casa per lei e la sua bambina, che inizia a frequentare la scuola. 

Ma sfortuna sembra non voler lasciare questa donna: con lo scoppio della pandemia la pasticceria chiude e lei si ritrova senza lavoro.

Tramite alcuni amici, però, scopre che la Casa della Carità in quel periodo è alla ricerca di personale per le pulizie. Così Oksana dal 2020 lavora presso la Fondazione.

La guerra

Ma a febbraio 2022, un nuovo macigno si abbatte su Oksana: l’attacco della Russia e l’inizio della guerra in Ucraina, di cui ancora non si vede la fine.

«Non mi spiego questo attacco, non pensavo potesse veramente succedere. In Ucraina siamo un popolo misto, composto da ucraini e russi. La popolazione comune e la gente povera ha sempre vissuto pacificamente, la mia vicina di casa era russa ad esempio. Io stessa parlo russo, perché era la seconda lingua che ci insegnavano a scuola», dice Oksana. 

La sua paura è che Putin voglia espandersi in tutta l’Europa, ma soprattutto è preoccupata per la mamma, i fratelli, le sorelle e i nipoti che sono rimasti in Ucraina. I fratelli e i nipoti maschi non vogliono e non possono uscire dal Paese e le sorelle vogliono restare, per aiutare i propri connazionali.


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