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Accettare la crisi personale e comunitaria

Una riflessione della Casa della Carità a partire dallo scambio di lettere tra il card. Reinhard Marx e papa Francesco: una limpida testimonianza di come affrontare la crisi di un’istituzione.

Non si può rimanere indifferenti

Il 21 maggio 2021, il cardinale Reinhard Marx, vescovo di Monaco-Frisinga, ha presentato le sue dimissioni a papa Francesco, dichiarandosi corresponsabile, in quanto vescovo e cardinale, del fallimento istituzionale e sistematico di cui la Chiesa cattolica soffre e che ha avuto il suo peggiore effetto nelle diverse forme di abuso perpetrate dai suoi ministri e membri, fino a quello sessuale.

Il papa ha risposto il 10 giugno respingendo le dimissioni, riprendendo e commentando alcune affermazioni scritte dal card. Marx.

Riteniamo che le due lettere siano una limpida testimonianza di come affrontare la crisi di un’istituzione, per rinnovare le regole, le prassi, le strutture che definiscono i ruoli, regolano i rapporti tra i membri e consentono di realizzare la missione, l’intuizione da cui ogni istituzione prende vita.

Una prima indicazione viene dall’esperienza personale del cardinale che, dichiara, di avvertire dolore; esperienza che il papa riprende e rilancia chiedendo la grazia di provare vergogna. Non basta, cioè, sapere, conoscere ciò che non va e protestare, ma occorre rimanere colpiti negli affetti, percepire il dolore che istituzioni corrotte hanno procurato e procurano ad altri uomini e donne – non a caso, il cardinale Marx parla delle vittime di abusi che sono state troppo a lungo ignorate. L’autentica vergogna non è effetto di una ferita narcisistica al nostro sentirci buoni, ma nasce dal porsi dalla parte di chi è schiacciato/a da istituzioni ingiuste, di condividere quel dolore.

Questo primo passo affettivo indispensabile permette di considerarsi co-responsabili. Il card. Marx non è accusato di nulla, nemmeno di omissioni, eppure accetta di portare su di sé la colpa del sistema: accetta la crisi, in termini cristiani, accetta la croce procurata da altri. Del resto, l’istituzione è sempre un “noi”, di cui anche “io” faccio parte.

La necessità di una riforma

Da questi atteggiamenti di consapevolezza profonda, perfino affettiva, nasce autenticamente la domanda: che cosa devo fare?

C’è bisogno di una riforma, dice Francesco, e una riforma che si radichi in questa profonda presa di coscienza della realtà, così da non proporre soluzioni disincarnate, ideologiche, alla fine inutili. La vera riforma, scrive il papa, viene da uomini e donne che mettono in gioco la propria carne, che sono disposti a mettersi in discussione, ad essere i primi a convertirsi, a cambiare e a pagare anche di persona.

Il card. Marx, ad esempio, ha risposto all’imperativo che nasceva dal prendere su di sé gli errori, non solo rinunciando alla propria posizione, ma promuovendo un sinodo della Chiesa tedesca. Un sinodo coraggioso, perché mette a tema, tra gli altri, la riforma dell’autorità ecclesiastica e del potere ad essa connesso – un taboo ancora in tante altre realtà – per uscire da una gestione dell’istituzione ecclesiale autoreferenziale e, alla fine, abusante e promuovere una gestione più partecipata, più sinodale.

Queste due lettere sono una testimonianza per ciascuno e ciascuna di noi, cittadini e cittadine, appartenenti alle Chiese, che vogliono affrontare le crisi istituzionali divenute ancor più drammatiche ed evidenti a seguito della pandemia. Affrontarle significa non fare gli struzzi, non voltarsi dall’altra parte dicendo “io non ho colpe”; e nemmeno lanciare slogan che non toccano le nostre vite quotidiane.

Soprattutto, affrontarle a partire dal patire-con coloro che sono stati e state più toccati, sentendoci responsabili delle loro sorti.

Approfondimenti

Per partecipare con le tue riflessioni, scrivi a: [email protected]
Per altri approfondimenti, visita la sezione Spiritualità.

[In apertura: papa Francesco e il cardinale Reinhard Marx – Foto: www.tempi.it]


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