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Il viaggio di Papa Francesco in Iraq, visto dalla Siria

Riportiamo uno stralcio dell’intervista de L’Osservatore Romano a padre Jacques Mourad a proposito della visita di Papa Francesco in Iraq.

Padre Mourad è un monaco e sacerdote siro-cattolico, originario di Aleppo, priore del monastero di Mar Elian, che faceva parte dell’antica comunità di Mar Musa, rifondata negli anni Ottanta dal gesuita padre Paolo Dall’Oglio, di cui non si hanno notizie dal 2013.

Come padre Dall’Oglio, anche padre Mourad è stato rapito dall’Isis, nel maggio del 2015, che lo ha tenuto prigioniero per oltre quattro mesi.

Nel 2019, padre Mourad aveva fatto visita alla Casa della Carità.

Desiderosi di ricordare il suo impegno per la fratellanza tra cristiani e musulmani, condividiamo uno stralcio dell’intervista rilasciata a L’Osservatore Romano, a proposito della visita di Papa Francesco in Iraq, nel marzo 2021.

«Abbiamo pregato per questo viaggio. Non è un viaggio solo per i cristiani di lì, o per un solo Paese. È un viaggio per tutto il Medio Oriente. Preghiamo che aiuti tutti — sunniti, sciiti e anche cristiani — a essere sinceri nel dialogo».

In Siria cristiani e musulmani si aspettano qualcosa dalla visita di Papa Francesco nel vicino Iraq?

In Siria la situazione è grave per tutti, cristiani e musulmani. È così grave che il popolo siriano non vede più nemmeno cosa capita intorno. Sono tutti schiacciati dalla fatica di provare a sopravvivere in una situazione economica terribile, dovuta alle sanzioni internazionali disposte contro il nostro popolo, e anche alla corruzione. Una minoranza passa le notti nei locali e nei ristoranti, gli altri cercano nella spazzatura qualcosa da dar da mangiare ai propri figli. Arrivano aiuti, anche economici, ma non so fino a che punto giungano ai destinatari. È impressionante vedere quante persone cercano cibo nella spazzatura, e quanti giovani e vecchi dormono per la strada.

[…]

Le parole sulla fratellanza scelte da Papa Francesco per parlare con i musulmani e con tutti possono essere considerate come idealismo astratto?

Nella parola “fratellanza” si concentra tutta la teologia  cristiana di cui noi in Medio Oriente abbiamo bisogno non solo per vivere ogni giorno, ma anche per testimoniare la nostra fede. Se noi cristiani smarriamo la nostra vocazione alla testimonianza, perdiamo anche il senso del nostro vivere qui nei Paesi del Medio Oriente, insieme ai nostri fratelli. Gesù è venuto a mostrarci che Dio è padre di tutti, e noi siamo tutti fratelli. Mentre quando un Paese e un popolo sono travolti da violenza, la vocazione di tutti gli uomini a scoprirsi fratelli viene negata. E questo è opera del diavolo, che vuole distruggere tutto quello che Dio ama.

Leggi l’intervista integrale sul sito de L’Osservatore Romano.

L’immagine di apertura è di AP Photo/Andrew Medichini.


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