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L’umanità fragile colpita dal Covid nel Presepe della Casa della carità

Realizzata all’ingresso della sede di via Brambilla, la Natività vuole ricordare quanti hanno sofferto e soffrono per la pandemia e l’impegno dei tanti che se ne prendono cura.

“La vita c’è, la vita va sempre protetta”. È questo il titolo scelto dalla Casa della carità per il suo Presepe che, come da consuetudine, è stato allestito all’ingresso della sede di via Brambilla.

Inevitabile quest’anno il riferimento al Covid e a quelli che il virus ha ferito più duramente: oltre a chi è stato direttamente colpito dalla malattia, ci sono gli anziani, i sofferenti psichici, i più poveri, tutti coloro che sono considerati “scarti”, quelli di cui, a causa della pandemia, ci si è dimenticati, ma le cui sofferenze non sono scomparse. 

Chi si prende cura

Tutta questa umanità fragile è rappresentata da Gesù Bambino, collocato in una grande sfera trasparente al centro della scena, protetto dagli attacchi del virus da una persona dotata di tutti i dispositivi di sicurezza, a rappresentare coloro che in questi mesi si sono presi cura dei più fragili: i medici, gli infermieri e tutto il personale sanitario impegnato in prima linea negli ospedali.

Ma si è anche voluto ricordare quanti, pur non essendo sul fronte dell’emergenza sanitaria, si sono spesi e si stanno spendendo con passione e professionalità per continuare a offrire aiuto e prossimità a chi è in difficoltà: gli educatori delle comunità, gli operatori sociali, chi lavora nelle strutture di accoglienza o nelle Rsa. 

Sul fondale c’è poi una cartina geografica del mondo, come richiamo all’Enciclica “Fratelli tutti”, che chiede di prendersi cura di ogni vita. 

L’arrivo del Natale ci fa riflettere sul valore della vita, sull’aggrapparci a essa, sullo stupirci dell’esistenza che sa germogliare anche laddove incombe la pesantezza della morte e del dolore, come in questo momento segnato dalla pandemia. Sentiamo che non dobbiamo restare indifferenti verso questa energia così potente della vita e allora avvertiamo che il Natale mette in moto quei sentimenti caldi di benevolenza, di mitezza, di misericordia, che Papa Francesco richiama continuamente nella Fratelli tutti”, afferma don Virginio Colmegna.

Legami che non si sciolgono

Quello che sta arrivando non sarà un Natale come tutti gli altri alla Casa della carità. Non si svolgerà, infatti, il grande pranzo comunitario, che ogni 25 dicembre raduna in via Brambilla ospiti, operatori e volontari, ma anche gli anziani del quartiere e tante persone che desiderano trascorrere il giorno di Natale insieme. 

Se non sarà possibile sedersi a tavola tutti insieme, non mancherà però il calore del Natale, soprattutto per i “nonni” della Casa della carità, gli anziani del quartiere Adriano e Crescenzago che frequentavano il centro diurno della Fondazione, fermo da fine febbraio. In questi mesi, gli operatori hanno continuato a seguirli a distanza, sentendoli al telefono, andando a fare delle serenate sotto i loro balconi, accompagnandoli alle visite mediche e ovunque fosse necessario. Per questo, in occasione delle feste, si cercherà di andarli a trovare – rispettando tutte le condizioni di sicurezza – consegnando loro un piccolo dono.

E anche gli anziani faranno un regalo alla Casa della carità: l’albero di Natale della sede di via Brambilla sarà infatti addobbato con i centrini all’uncinetto realizzati dalle nonne del gruppo.
“Non potremo darci l’abbraccio che vorremmo, ma avremo sguardi carichi dell’affetto e della forza dei legami che non si sciolgono”, conclude don Colmegna.

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