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20ª Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico

In occasione della 20ª Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico, condividiamo la testimonianza di Oumou Niang, operatrice della Casa della Carità di fede musulmana

Il 27 ottobre 2021 ricorre la 20ª Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico, un appuntamento ideato da un gruppo di religiosi e intellettuali italiani impegnati da tempo nel dialogo interreligioso, in risposta all’attentato alle Torri Gemelle l’11 settembre 2001.

L’appuntamento, avviatosi in sordina ma pian piano radicatosi in tutto il Paese, s’ispirava al fatto che il 14 dicembre 2001, ultimo venerdì del mese di Ramadan del 1422 dall’Egira, Giovanni Paolo II chiese a tutti, donne e uomini di buona volontà, nel cuore della guerra in Afghanistan, di condividere con i fratelli e le sorelle dell’islam il digiuno di Ramadan.

Una proposta coraggiosa e di alta portata ad appena un trimestre da quel terribile 11 settembre, che da tante parti fu letto come l’avvio di un autentico scontro fra civiltà.

Dal 2008 la Giornata si celebra il 27 ottobre, a memoria di quello stesso giorno che nel 1986 vide riunirsi ad Assisi molti rappresentanti delle religioni mondiali a pregare per la pace, dono di Dio.

La testimonianza di Oumou Niang, operatrice della Casa della Carità di fede musulmana

Oumou Niang è un’operatrice della Casa della Carità di fede musulmana. In occasione della 20ª Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico ha voluto condividere la sua testimonianza, lasciandoci alcune parole chiave: apertura e curiosità, considerazione, futuro.

La cura del mondo mi riguarda

L’edizione di quest’anno si presenta con l’appello La cura del mondo mi riguarda”.

La dimensione della cura, balzata in primo piano nel tempo della pandemia da Covid-19, è più che mai attuale. I credenti ne trovano la radice nelle rispettive rivelazioni e tradizioni religiose. Rivivificando la nostra relazione con Dio riceveremo la forza e l’umiltà per onorare un impegno che ci costituisce.

In questa direzione, parafrasando il discorso pronunciato da papa Francesco il 5 marzo scorso a Ur dei Caldei dichiariamo: «Sta a noi, cristiani e musulmani di oggi, trasformare le nostre chiusure identitarie in dialogo e confronto vitale. Sta a noi vegliare e curare insieme la casa comune con tutti i suoi esseri viventi. Sta a noi rifiutare la guerra e operare la pace. Sta a noi promuovere il diritto alle cure e al cibo per tutte e tutti. Sta a noi tutelare i disoccupati, liberare i nuovi schiavi e le donne sfruttate e violate. Sta a noi asciugarci le lacrime, riprendere con coraggio il cammino tracciato dagli altri ideatori della Giornata, e celebrarla guardando al futuro che è già qui».

[In apertura: l’incontro tra papa Francesco e il Grand Imam di Al Azhar, Ahmed Al-Tayeb – Foto: vaticannews.va]


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