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L’8 marzo del centro antiviolenza “Mai da Sole”

Una riflessione delle operatrici del centro antiviolenza “Mai da Sole”, gestito dai nostri partner del CeAS – Centro Ambrosiano di Solidarietà

In occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna, condividiamo una riflessione fatta dalle operatrici del centro antiviolenza “Mai da Sole”, gestito dai nostri partner del CeAS – Centro Ambrosiano di Solidarietà.

Nei primi due mesi del 2021 sono state già 11 le vittime di femminicidio in Italia. Una ogni 5 giorni circa.

Delle 101mila persone che lo scorso dicembre hanno perso il lavoro a causa della pandemia nel nostro Paese, 99mila sono donne.

In poco più di un mese, in tre episodi di tre fiction trasmesse dalla Rai, sono state mostrate donne che si erano inventate uno stupro. Una narrazione che falsifica la realtà e alimenta il pregiudizio che le donne vittime di violenza siano delle bugiarde.

Sono solo tre esempi che “Mai da Sole” vuole citare in occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna, per ribadire quanto ancora ci sia da fare in Italia per contrastare la violenza di genere, per promuovere una parità reale tra uomini e donne e per contrastare una cultura prevalentemente maschilista e misogina.

LE DONNE VITTIME DI ODIO E STEREOTIPI

Le donne non sono solo vittime di violenza fisica. Secondo Vox Diritti, l’Osservatorio che fotografa l’odio che viaggia nel web, nel 2020 le donne sono al primo posto tra le categorie più odiate: il 49,3% dei tweet con contenuto di odio era rivolto contro donne.

Lo illustra bene la puntata di Presa Diretta “Le strade dell’odio”, andata in onda lunedì 1 marzo.

E anche quando si racconta la violenza contro le donne, persiste una rappresentazione mediatica colma di pregiudizi, che tende a colpevolizzare la vittima e dare descrizioni del carnefice che invece suscitano un misto di pietà ed empatia. Nel parla per esempio Valigia Blu.

Un esempio di una narrazione diversa, seppur nel campo del cinema di animazione, lo ha dato invece Pilar Garcia-Fernandezsesma, nel suo cortometraggio “Ciervo”.

Ciervo from Pilar Garcia-Fernandezsesma on Vimeo.

LA PARITÀ DI GENERE TRA GLI OBIETTIVI PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE DELL’ONU

Nell’agenda 2015, l’Onu ha definito gli obiettivi da raggiungere entro il 2030 per assicurare al pianeta uno sviluppo sostenibile. Al 5° posto c’è la parità di genere. Per raggiungere questo obiettivo, secondo L’ONU è necessario:

  • Porre fine a ogni forma di discriminazione nei confronti di tutte le donne, bambine e ragazze in ogni parte del mondo
  • Eliminare ogni forma di violenza contro tutte le donne, bambine e ragazze nella sfera pubblica e privata, incluso il traffico a fini di prostituzione, lo sfruttamento sessuale e altri tipi di sfruttamento
  • Eliminare tutte le pratiche nocive, come il matrimonio delle bambine, forzato e combinato, e le mutilazioni genitali femminili
  • Riconoscere e valorizzare il lavoro di cura e il lavoro domestico non retribuiti tramite la fornitura di servizi pubblici, infrastrutture e politiche di protezione sociale e la promozione della responsabilità condivisa all’interno del nucleo familiare, secondo le caratteristiche nazionali
  • Garantire alle donne la piena ed effettiva partecipazione e pari opportunità di leadership a tutti i livelli del processo decisionale nella vita politica, economica e pubblica
  • Garantire l’accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti riproduttivi, come concordato in base al “Programma d’azione della Conferenza Internazionale sulla Popolazione e lo Sviluppo” e la “Piattaforma di Azione di Pechino” ed ai documenti finali delle conferenze di revisione
  • Avviare riforme per dare alle donne pari diritti di accesso alle risorse economiche, come l’accesso alla proprietà e al controllo della terra e altre forme di proprietà, servizi finanziari, eredità e risorse naturali, in accordo con le leggi nazionali
  • Migliorare l’uso della tecnologia che può aiutare il lavoro delle donne, in particolare la tecnologia dell’informazione e della comunicazione, per promuovere l’empowerment, ossia la forza, l’autostima, la consapevolezza delle donne
  • Adottare e rafforzare politiche concrete e leggi applicabili per la promozione dell’eguaglianza di genere e l’empowerment.


A 6 anni dalla sottoscrizione dell’agenda, firmata da 193 paesi, molta strada resta ancora da fare. «Nella Giornata della donna è bene ricordare che l’Italia arranca nelle classifiche mondiali sulla condizione femminile e la pandemia ha peggiorato le cose», affermano le operatrici del Centro.

E spiegano: «Ancora una volta si è visto che le donne hanno subito una regressione rispetto a un ruolo che avevano faticosamente e solo in parte acquisito. Con le nuove disposizioni restrittive, per esempio, è molto più complesso richiedere il congedo parentale. Quindi molte donne sono state costrette a rinunciare al lavoro. In alcuni casi, questo ha significato perdere la vita, dal momento che l’indipendenza economica è essenziale per sottrarsi ad abusi e violenza domestica».

8 MARZO: I MESSAGGI POSITIVI

La Giornata internazionale della donna è legata all’empowerment e all’emancipazione femminile. E i centri antiviolenza sono luoghi che sostengono e accompagnano questi percorsi.

Oggi 8 marzo alle 18.30, si svolgerà un incontro online nell’ambito del Progetto Scarpette Rosse, partito lo scorso 25 novembre in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Protagoniste, alcune storie di riscatto dal Centro Antiviolenza Mai da Sole. Parteciperanno Elena Tagliabue e Chiara Rossi, rispettivamente psicologa e assistente sociale del Centro, la vicesindaca di Milano Anna Scavuzzo, la consigliera e presidente della Commissione pari opportunità e diritti civili Diana De Marchi e la presidente del Municipio 3 Caterina Antola.

L’incontro si potrà seguire sulle pagine Facebook di Ortica Memoria e del Municipio 3 di Milano.

La foto di apertura è di Hannah Busing su Unsplash


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