Blog - Don Virginio Colmegna

La Via Crucis dei profughi siriani

Il corpo che cade sotto il peso della croce è il corpo di coloro che vivono la sofferenza della fuga dalla guerra.

Quello che sta avvenendo in questi giorni tra Turchia e Grecia, dove si è aperto un conflitto che ha nel mezzo degli innocenti, donne, uomini e bambini, vittime che cercano di fuggire dalla guerra cercando ospitalità come richiedenti asilo, è un vero calvario e rappresenta un massacro di diritti.

È un’autentica Via crucis che si sta compiendo sotto gli occhi di tutti, anche nostri, avvolta nel silenzio di un’indifferenza che non può esserci. Viene calpestata un’umanità già lacerata, dove il dolore arriva a punte impensabili. Quei bimbi che cercano di farsi male, di fuggire dalla vita, sono un segno, direi quasi un sacramento, che rivela il dramma della violenza.

Nella liturgia ambrosiana, il primo venerdì di quaresima è giorno di digiuno anche eucaristico. È la preghiera della Via crucis, le quattordici stazioni che ci mostrano il cammino di un corpo appesantito dalla croce. Gli aiuti del Cireneo e delle donne ci consegnano anche un’emozione nel dolore, che poi diventa mistero e dramma di una morte crocifissa, nell’attesa della quindicesima stazione, la resurrezione, la speranza.

In un tempo, il nostro, che vorrebbe virtuale anche l’eucaristia abbiamo invece bisogno di corporeità. È il corpo che cade sotto il peso della croce, così come sono corpi quelli che vivono la sofferenza della fuga dalla guerra. Venerdì digiunerò e invito tutti gli operatori e volontari a condividere questa giornata in Casa della carità con uno stile di penitenza, per richiamare i diritti, per non diventare indifferenti. Diamo voce a questo calvario, denunciamo le responsabilità. Ce lo richiede l’ospitalità che viviamo, che non è solo un asciugare le lacrime, ma richiama il senso dell’umanità che non può cedere di fronte alle barbarie. Inginocchiarsi e condividere insieme questo dolore significa comunque dare parola a questa ricerca di dignità.


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