I giovanissimi e la speranza, tra violenza e angoscia del futuro | Casa della Carità
Blog - Don Virginio Colmegna

I giovanissimi e la speranza, tra violenza e angoscia del futuro

Il bene è più forte del male: da qui vanno promossi quei processi educativi in grado di generare speranza nelle giovani generazioni.

Un recente episodio di cronaca, che ha avuto una certa rilevanza mass mediatica e relativo all’arresto dei componenti di una “baby gang” di Monza, ragazzi poco più che maggiorenni accusati di rapine, pestaggi, spaccio di droga e persino tentato omicidio e che si ispiravano a un violento gioco on line, mi ha interrogato molto e suscitato profonde riflessioni.

Quello che intravedo è un clima d’odio, instillato di inimicizia e di svuotamento del senso del vivere in termini di relazioni positive, che lascia un giacimento di rancore e di vuoto educativo e formativo. Tutto questo interpella la nostra società adulta segnata com’è da tante contraddizioni, a cominciare da relazioni che sembrano segnate da utilizzo solo strumentale.

Abbiamo bisogno di un capovolgimento forte di prospettiva e, nel clima della Pasqua appena vissuta e in attesa di scadenze laiche molto forti come il 25 aprile e il 1 maggio, mi ritorna tutto il ragionamento su come una società adulta deve sforzarsi per tenere sempre vivo il patrimonio di pace e di non violenza, di relazioni positive, di prossimità. Ricordiamoci sempre che il bene è più forte del male, per cui non dobbiamo essere rassegnati e chiusi in noi stessi. Da qui deve rinascere la voglia di costruire delle identità aperte misurate continuamente sul bisogno di trasformare questa cultura in processi educativi. La società adulta ne è interpellata e probabilmente anche il mondo della politica e delle istituzioni deve restituire un linguaggio mite e di tenerezza.

Vengono qui in mente la parole di Papa Francesco, che non sono moralistiche, ma portatrici di indignazione e al tempo stesso commozione, cioè sentimenti su cui si gioca molto del futuro di questa nostra società. Tradotta in termini educativi significa che vale sì la pena di lanciare dei campanelli d’allarme, ma non ci si deve limitare alla denuncia, bensì generare speranza. L’azione di Greta Thunberg, la giovanissima attività svedese, ci dice dell’angoscia di futuro di una generazione intera. A loro va restituita la speranza del futuro.


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