"I care": superare l'indifferenza ripartendo dagli ultimi | Casa della Carità
Blog - Don Virginio Colmegna

“I care”: superare l’indifferenza ripartendo dagli ultimi

La lezione di don Milani è oggi più che mai attuale come ha ricordato giorni fa la presidente della Commissione europea.

“I care” è un’espressione che di recente, a sorpresa, è stata richiamata nel massimo contesto europeo. È stata usata dalla presidente della commissione europea, Ursula Von der Leyen, che citando don Milani ha voluto indicare all’Europa la via da seguire: «Mi faccio carico delle responsabilità».

È stato come uno scossone, che ci riguarda, che ci sprona a superare quella che Papa Francesco definisce la “Globalizzazione dell’indifferenza“. Tutto ciò diventa ancora più importante in questo periodo dove il noi e l’io quasi si contrappongono e dove non potremo tornare a vivere “com’era prima”.

L’intuizione di don Milani ridiventa di una straordinaria attualità. Dobbiamo partire dai fragili e dagli ultimi e investire molto sulla loro educazione, facendoli diventare protagonisti non passivi del proprio cambiamento e non dipendenti dall’aiuto degli altri, evitando che siano travolti dal consumismo e lasciandoci ispirare dal rigore educativo di don Milani.

È un discorso di giustizia. I valori che radicalmente stanno circolando come utopia passeggera, al massimo testimoniale, devono diventare un capitale sociale che chiede di affrontare i grandi temi economici, ambientali, della giustizia sociale, della pace, con il coraggio di far intravedere un futuro che non è lontano, che non va subìto, ma a cui si appartiene. Ecco “I care”.

La pandemia ci ha fatto riscoprire quanto le relazioni con gli altri siano costitutive, come non si possa vivere senza gli incontri perché il digitale surroga, ma non sostituisce. La vita senza gli altri è invivibile, abbiamo bisogno di contatto e di calore per vivere. Senza questa linfa vitale ci sterilizziamo, si diventa tristi. Ci siamo resi conto di quanto ci sia bisogno della relazione con gli altri, della necessità di essere realmente vicini nel quotidiano e non nell’eccezionalità. 

Allora val la pena riscoprire questi valori. Oggi Lettera a una professoressa dovrebbe essere riletto a fondo. È l’insegnamento di un uomo di Dio che ha fatto della fraternità il proprio vessillo interiore. Val la pena recuperare la speranza, superare le indifferenze e vivere “I care“.

(Foto: Fondazione Don Lorenzo Milani, www.donlorenzomilani.it)


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