Storie

La storia a lieto fine di Rada, attraverso la pandemia

Rada è arrivata alla Casa nel bel mezzo della pandemia. Non aveva più nulla. Oggi ha un lavoro e vive felice con il suo bambino

Molto spesso, le storie di vita delle persone accolte o aiutate dalla Casa della Carità attraversano percorsi tortuosi, con discese impreviste, ma anche con risalite altrettanto inaspettate.

È, per esempio, il caso di Rada, una giovane donna, capace e intraprendente, che per alcuni mesi è stata accolta in uno degli appartamenti che la Fondazione gestisce nella città di Milano.

A raccontare la sua storia è Luisa Brembilla, l’operatrice che si occupa delle mamme e delle famiglie in difficoltà, e che per prima ha accolto Rada quando è arrivata alla Casa.

L’arrivo a Milano, il lavoro, l’amore

Alcuni anni fa, con in tasca un diploma di traduttrice e interprete, Rada lascia il suo paese, la Polonia, e si trasferisce in Italia, per avere migliori opportunità di lavoro. Tramite il Consolato polacco inizia a lavorare come guida turistica a Milano. È un buon lavoro, che le permette di mettere in pratica la sua conoscenza delle lingue e di viaggiare, seguendo i turisti anche nelle gite fuori città. 

Poco tempo dopo il suo arrivo a Milano, Rada conosce un uomo al quale subito si affeziona, «senza contare nemmeno fino a tre», come ha raccontato a Luisa.

I due vanno a convivere nella casa di lui e ben presto la donna resta incinta. Rada non ha parenti o amici a Milano che possano aiutarla, ma dopo la nascita del bambino, riesce comunque a lavorare a tempo pieno e nei weekend, perché il compagno e la famiglia di lui badano al piccolo. Quando il bimbo cresce, poi, comincia anche a frequentare il nido. 

Una felicità che non dura a lungo

Il lavoro procede bene, ma per Rada la felicità non dura a lungo

Nel 2019 la relazione finisce e Rada deve lasciare la casa dell’ex compagno, che non ha intenzione di prendersi cura e sostenere né il figlio né tantomeno lei.

Rimasta sola, senza casa e con un bimbo piccolo con sé, Rada è costretta a ridurre le ore di lavoro e le trasferte fuori Milano con i gruppi turistici, per stare con il suo piccolo. 

A peggiorare una situazione già precaria, ci pensa lo scoppio della pandemia da Covid-19: le sue ore vengono inizialmente ridotte al minimo; seguono poi molti mesi di totale inattività.

Come accaduto a molti liberi professionisti, Rada dà fondo ai propri risparmi, perché i sussidi, pochi e rari, non bastano per tirare avanti.

L’arrivo alla Casa della Carità 

Rada si ritrova quindi in una situazione davvero molto difficile e il suo caso è segnalato alla Casa della Carità dai servizi sociali. 

Quando la donna arriva alla Casa della Carità, ad accoglierla c’è Luisa Brembilla: «Ho ascoltato la sua storia e, insieme, abbiamo impostato un percorso per riportare lei e il suo bambino all’autonomia», dice Luisa. 

Non avendo più una casa, Rada e il piccolo vengono accolti in appartamento, dove mamma e figlio iniziano un nuovo percorso.

Certo, non è facile per Rada. I soldi sono sempre pochi e anche fare la spesa ormai è diventato difficile. Per questo, come tante altre famiglie in difficoltà seguite dalla Fondazione, riceve regolarmente un sostegno alimentare e beni di prima necessità. «Ma lei riesce a non abbattersi mai», commenta Luisa.

Al termine del lockdown del 2020, Rada ricomincia pian piano a lavorare come guida turistica, seppur con orari decisamente ridotti. E per arrotondare, inizia a fare le pulizie da privati, anche se non le piace e non si sente affatto brava. Nonostante tutto continua, perché il bisogno è forte.

A sostenere la donna nel suo percorso ci sono anche alcune volontarie della Casa della Carità, che per alcune ore si prendono cura del figlio di Rada, che così può lavorare qualche ora in più.

Una svolta inaspettata

Ed è proprio grazie alla conoscenza di una volontaria, che la vita di Rada cambia radicalmente, conducendola verso un futuro nuovo e inaspettato.

Questa volontaria mette in contatto la giovane con il titolare di un’agenzia di traduzioni in cerca di personale, con cui Rada fa un colloquio, che ha esito positivo. Finalmente Rada trova il lavoro per il quale ha studiato: si occupa della traduzione di libri, articoli e report.

Ma c’è di più. Il nuovo datore di lavoro le racconta di avere una mamma anziana, che vive da sola in una grande casa. Nonostante l’età, la signora è ancora molto lucida e autosufficiente; a Rada viene chiesto di andare a vivere con lei per farle compagnia e lei accetta la proposta.

Così lascia l’appartamento della Casa della Carità e si trasferisce nella casa della signora in provincia di Como.

«Anche se ormai ha ritrovato l’autonomia, Rada mi chiama spesso, per raccontarmi della scuola del piccolo e in generale come vanno le cose. Lavora stabilmente e il suo stipendio le permette una vita tranquilla. Il piccolo frequenta la seconda elementare con buoni risultati e anche lo scorso anno scolastico è andato bene, nonostante tutto», conclude Luisa.

[L’immagine di apertura è di Bethany Beck su Unsplash]


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