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8 aprile, 50ª Giornata internazionale del popolo Rom

In occasione della 50ª Giornata internazionale del popolo Rom, vogliamo raccontarvi alcune storie di inclusione passate dalla Casa.

Fin dagli inizi della sua attività nel 2004, la Casa della Carità ha lavorato con persone che abitavano nelle periferie della città di Milano, nelle aree più marginalizzate, in edifici abbandonati, in insediamenti regolari o irregolari.

La maggior parte delle persone incontrate in questi luoghi erano famiglie Rom, provenienti dall’Europa dell’est, in particolare da Romania e Bulgaria. Con molti di loro, la Casa della Carità ha realizzato percorsi di autonomia abitativa e inclusione sociale.

In occasione della Giornata mondiale del popolo Rom che si celebra oggi, 8 aprile, vogliamo raccontarvi alcune delle loro storie.

DORA, DAL CAMPO IRREGOLARE ALLA CASA DI PROPRIETÀ

Dora è una donna Rom. Ha 43 anni e cura come badante un’anziana signora milanese. Proprio grazie a questo suo lavoro regolare, è riuscita a sottoscrivere un mutuo e a comprare una casa, dove vive con il marito e i loro quattro figli.

Oggi Dora ha una vita abbastanza tranquilla, molto diversa da quella che conduceva fino a una decina di anni fa, quando viveva in uno dei tanti campi irregolari della cintura milanese, e nel suo futuro non intravedeva alcuna possibilità diversa di vita.

La svolta di Dora avviene nel 2009, quando gli operatori della Casa della Carità la incontrano insieme agli altri residenti del campo di Cascina Bareggiate a Pioltello, che il Comune aveva deciso di sgomberare.

Continua a leggere la storia di Dora.

Il Villaggio Solidale, una buona prassi riconosciuta a livello europeo

106 famiglie, per un totale di 374 persone. Tanti sono i cittadini Rom con cui la Casa della Carità ha operato all’interno del “Villaggio Solidale”, progetto realizzato dal 2005 in collaborazione con il Centro Ambrosiano di Solidarietà.

Oggi l’80% di loro lavora e vive in appartamento.

Maria, dalle baracche al Louvre

Maria oggi ha 22 anni, lavora, vive da sola e quando può viaggia con le amiche e sua sorella minore.

Fino a 10 anni fa, però, la vita di Maria era molto diversa. Insieme alla sua famiglia, infatti, viveva nel campo di via Triboniano a Milano che, con oltre 100 nuclei familiari presenti e 500 abitanti, era l’insediamento più grande della città.

«A distanza di 10 anni dalla chiusura dell’area abitativa, ho incontrato Maria. Aveva gli occhi che le brillavano, raccontando di essere andata con la sorella diciottenne a visitare, da sole, Parigi. Sentirla parlare del Louvre e della Gioconda è stato qualcosa di emozionante», racconta Fiorenzo De Molli, responsabile dell’Area Accoglienza della Casa della Carità.

Continua a leggere la storia di Maria.

I consigli della Biblioteca del Confine

I consigli di lettura, e visione, della nostra Biblioteca per questo 8 aprile.

MARIANA, DALLA BARACCA ALLA CUCINA DI UN’AZIENDA DI RISTORAZIONE

Nel 2005, quando alla Casa della Carità vennero accolti un’ottantina di Rom sgomberati dal campo di via Capo Rizzuto c’era anche lei, Mariana, che quell’anno era arrivata in Italia dalla Romania insieme al marito Adrian e al più piccolo dei suoi tre figli. Proprio per lui, ipovedente e disabile, Mariana e Adrian avevano deciso di lasciare il loro paese, per dargli le cure che in Romania non avrebbe avuto. 

Accolta al Villaggio Solidale, Mariana ha iniziato insieme agli operatori della Casa della Carità e del Centro Ambrosiano di Solidarietà un percorso verso l’autonomia.

«Come facciamo con tutte le donne accolte al Villaggio Solidale, anche con Mariana abbiamo avviato un progetto personalizzato di crescita personale e inserimento lavorativo. In particolare, lei ha partecipato a un corso di formazione per addetti al servizio mensa», spiega Donatella De Vito, responsabile del Villaggio Solidale. 

Continua a leggere la storia di Mariana.

Le richieste dei Rom europei

«Per sradicare l’antigitanismo, ERGO Network – la rete europea di organizzazioni della società civile Rom – l’intero movimento Rom e i rappresentanti della società civile devono lavorare insieme per responsabilizzare le comunità Rom a difendere i propri diritti, per aumentare la consapevolezza della situazione delle comunità Rom tra i non Rom, per chiedere che il sistema giudiziario identifichi e persegua i crimini contro i Rom e per sostenere cambiamenti strutturali».

L’immagine di apertura è di Marco Garofalo.


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